IL MERCATO DELL’INTERESSE PUBBLICO

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Non c’è da sorprendersi che sia successo davvero. E nemmeno che sul tema si sia aperta la solita inutile e liturgica contrapposizione in nome dell’appartenenza, come se il lusso sfrenato e il disprezzo dei diritti altrui possa avere una qualche cittadinanza nel panorama politico. Nessuna sorpresa nemmeno per il silenzio della “politica”, che magari ci vede una nuova frontiera di business. E soprattutto, profondo silenzio da parte di chi dovrebbe difendere e tutelare i diritti che in questo caso sono in gioco, anche tra dirigenti e funzionari, così prodighi a regalare opinioni sulla performance, sui meccanismi del nulla, ma adesso reticenti.
E sorprendente che, presi dalla propaganda e dal gossip, non si dia la giusta attenzione sulla vicenda che esprime la più grave e ampia dimostrazione di “mercato dei diritti collettivi”.
Dunque, è bastato che un miliardario si presentasse agli uffici pubblici con la promessa di qualche milione di euro, per ottenere la piena disponibilità di una città intera e dei servizi pubblici necessari per tutelarlo da eventuali contestatori.
Sarebbe bello che qualcuno si chiedesse se é lecito mettere in vendita una città sottraendola all’utilizzo pubblico. Perché questa, nell’era della presenza di ricchi senza limiti, convinti di essere padroni di tutto ciò che si possa comprare, rischia di diventare il vero tema da affrontare.
Oggi abbiamo venduto Venezia per tre giorni. Domani potremmo obbligare lo sgombero di aree e città per espressa richiesta di altri magnati o chiedere di chiudere la gente in casa per espressa richiesta di chi compra spazi liberi, senza il fastidio di persone libere circolanti.
E mi si risparmi l’argomento diffuso: “Bezos ha pagato tre milioni”. Questo dimostra che non si conosce il valore di Venezia (certamente superiore a quella somma) e soprattutto che non si comprende che non si può misurare con il denaro ogni vicenda umana e collettiva e che non si può fare mercato del diritto di tutti di recarsi in città quando si ha il piacere di farlo.
E magari qualche buontempone superficiale dirà: ma si tratta di uno stakeholder!
É grave che siano pochi a scandalizzarsi: questa è una palese dimostrazione dell’utilizzo della “forza pubblica” per la difesa di un “interesse privato”… in nome del potere di acquisto. Ma i diritti dei cittadini e la stessa funzione pubblica, possono essere oggetto di mercato?
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