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Vincenzo finalmente poteva uscire. Quasi non gli sembrava possibile. Era rimasto chiuso in casa per oltre due mesi. E non aveva mai visto la strada se si fa eccezione per quella uscita settimanale che gli era consentita per fare la spesa, coperto dalla mascherina protettiva che nascondeva i tratti somatici suoi e quelli altrui.
E al tempo della mascherina non ci si poteva frequentare. Non era consentito avvicinarsi a nessuno. Anche gli sguardi erano sfuggenti, come se bastassero a trasmettere quel virus, tanto invisibile, quanto micidiale. E poi le mascherine nascondevano i tratti somatici e non si riusciva a distinguere le persone se non dopo essersi soffermati a guardarli con attenzione. Ma, guardarli con attenzione poteva apparire come un gesto che destava sospetto. Perché si dovrebbe guardare con attenzione una persona che esce con il naso e la bocca coperti e va trafelato a comprare ciò che gli serve per sopravvivere? Tanto, non era possibile avvicinarsi e assolutamente vietato era passare alla stretta di mano. Quella sarebbe stata presa come un attacco palese all’incolumità.
Lo sapevano tutti che questo virus sconosciuto si propagava con il contatto e con il fiato. Dunque, mascherina, distanza di sicurezza, poche parole e mai in direzione del viso e assolutamente nessuna stretta di mano. La mano poteva essere un portatore di bacilli tossici catturati in chissà quale posto recondito, soprattutto per chi non aveva avuto cura di proteggerla con i guanti o di disinfettarla a dovere. E non era il caso di fare differenze: in questi casi si faceva prima a non fidarsi di nessuno.
Ma adesso l’emergenza era finita. L’aveva dichiarato il Governo, lo stesso che aveva dichiarato quando era iniziata. Dunque c’era da crederci.
Si poteva uscire di casa senza il rischio di essere considerati dei pericolosi propagatori di virus o degli spregiudicati esposti al rischio del contagio che avrebbero aggravato il peso della sanità pubblica.
Da questa mattina era stato ufficialmente riconosciuto a tutti il diritto di uscire da casa senza vincoli e senza portare con sé il documento che svelasse le ragioni dell’uscita e la prova che fossero reali.
Aveva pensato, quindi, di approfittare al massimo di questa possibilità e azzardare una uscita senza meta. Sarebbe andato in direzione del lungomare e avrebbe cercato di incontrare qualcuno. Avrebbe ripreso la sua sosta al bar, come ai tempi lontani.
Erano trascorsi soltanto due mesi, ma sembrava un’eternità.
La città era ancora vuota. Qualcuno usciva timidamente, come se avesse paura di aver capito male. Qualcuno, per sicurezza personale, non abbandonava la mascherina. Qualcuno non si era protetto al tempo in cui avrebbe dovuto e girava sempre allo stesso modo, come se il contagio fosse una sorta di convinzione ideologica che colpisce solo chi ci crede.
Vincenzo non camminava da diverso tempo e a casa, nonostante l’impegno assunto con le migliori intenzioni, non aveva fatto alcun movimento. Quindi saggiò le sue gambe, cercò l’andatura più comoda, verificò che non vi fossero segnali di indolenzimento e si avviò con decisione.
Incontrò il portiere che lo salutava da lontano, come sempre. Fece alcuni passi lungo il viale e intravvide, poco più avanti, un gruppo di persone. Si avvicinò e si sentì il cuore aprirsi perché li conosceva. Finalmente avrebbe potuto conversare con qualcuno.
Erano persone note, inquilini dello stesso stabile che non vedeva ormai da due mesi. Gli andò incontro sorridente e appena raggiunti allungò la mano in direzione del primo di essi.
Ma questi si allontanò e lo ricambiò con uno sguardo di rimprovero.
Girò lo sguardo verso gli altri e vide che tutti lo guardavano in cagnesco, come se rappresentasse una minaccia.
Sorpreso, provò a superare l’imbarazzo dicendo: “che succede?”
“Ma come?” rispose quello di loro con l’abito più elegante che tutti chiamavano commendatore. Che proseguì. “Non è al corrente delle nuove disposizioni governative?”
“in verità non le conosco” affermò Vincenzo. “che cosa dicono?”
“Dicono che fino a nuovo ordine è proibita la stretta di mano” riprese il commendatore. “proprio così, bandita fino a nuovo ordine. Lei forse non è informato che non sa che quella è il maggiore veicolo di contagio. Quindi è proibita e chi infrange la regola viene denunciato alle autorità competenti.”
“ma io, veramente…” provò Vincenzo
“Lei vuole forse contagiarci?” intervenne un altro che chiamavano ragioniere
“Certamente no” ribattè Vincenzo
“dobbiamo fare come gli arabi che si salutano senza stringersi la mano dicendosi salam… e qualcos’altro”
“Ho capito” intervenne Vincenzo che, ritirò di buon grado le sue mani e lasciando la compagnia li guardò tutti insieme accompagnando il suo allontanamento con un gesto di saluto dicendo “salam…. e qualcos’altro… a tutti voi”
Proseguì la sua passeggiata e dopo pochi passi si trovò sul lungomare. Gli era mancato quel paesaggio e quello spettacolo.
Mentre era fermo a osservare l’orizzonte si sentì chiamare. Era Nunzio, un vecchio amico che aveva sentito ogni giorno soltanto al telefono.
Era davvero una bella sensazione poterlo rivedere si avvicinò per abbracciarlo, ma gli venne di fermarsi come d’istinto.
Nunzio lo guardò sorpreso e gli chiese: “che succede?”
“Hai saputo anche tu che è proibito stringersi la mano?”
“Sì” rispose Nunzio “l’ho saputo anch’io, ma come faccio a non abbracciarti. Che mi arrestino se vogliono!”
“Giusto!”
Dopo qualche giorno l’ordinanza fu modificata: era possibile stringere la mano in modo selettivo e abbracciare solo quelle persone di cui ci si fidava.
Fu così che la stretta di mano diventò selettiva e gli abbracci limitati alle persone intime.
Ci fu chi non riusciva a contenersi e si fidava di tutti, stringendo mani senza limiti, anche a costo di trovare ostilità e chi, nel dubbio, camminava sempre con la mascherina e per sicurezza portava sempre i guanti così non era costretto a esporsi al rischio della stretta di mano
Santo Fabiano
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