Il valutatore misuratore

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Anche nel Comune di Banale Laziale arrivò il momento della valutazione della performance. “Quest’anno la faremo sul serio!” Era quanto aveva affermato il nuovo organismo di valutazione rimarcando il fatto che negli anni precedenti si era seguito un metodo valutativo non ortodosso che, addirittura, attribuiva un giudizio valutativo alla “attività ordinaria”.
Da quel momento era stato avviato un programma per la definizione delle performance e la misurazione di tutto ciò che era “sfidante”. E siccome la norma richiede che la programmazione si effettui entro il 31 gennaio, tutto l’ente fu mobilitato per assicurare l’adempimento nei tempi previsti.
Già prima del 28 si definirono obiettivi “sfidanti” evitando ogni riferimento alle “attività ordinarie”, si individuarono indicatori di misurazione delle attività e un sistema di valutazione che avrebbe premiato i migliori, cioè quelli che avrebbero conseguito le dimensioni indicate nel documento di programmazione.
Tutto andò liscio e il piano fu approvato senza problemi.
L’anno di lavoro vide tutti impegnati in direzioni diverse e con le difficoltà a cui erano ormai abituai, : il ragioniere riuscì a risolvere la situazione economico finanziaria che era sull’orlo del dissesto, ridusse i debiti fori bilancio, rinegoziò i mutui e ridimensionò il ricorso alle anticipazioni di cassa; il comandante dei vigili urbani, nonostante il pensionamento di due operatori, assicurò la presenza dei vigili sul territorio e soprattutto in occasione delle feste di Paese, pretese il presidio all’ingresso e all’uscita delle scuole e riuscì a gestire il contenzioso senza problemi; il tecnico comunale dopo innumerevoli viaggi in regione riuscì a fare ripartire i cantieri che erano bloccati per la mancanza di finanziamenti e riuscì a esaminare le pratiche di condono; la responsabile dei servizi sociali, nonostante l’assenza di assistenza, riuscì ad accogliere chi chiedeva bisogno, partecipò ai tavoli del Piano di zona e alla predisposizione di progetti per l’accesso a finanziamenti; la responsabile del personale, dopo avere trascorso tre mesi a compilare i modelli ministeriali, riuscì a effettuare le verifiche sulle nuove assunzioni e gli adempimenti in materia di privacy… ecc.
Arrivò il momento della rendicontazione e il mitico valutatore chiese a tutti una relazione sullo stato di attuazione, richiedendo espressamente l’utilizzo degli indicatori attribuiti in fase di programmazione, raccomandando che non vi fosse alcun riferimento all’attività ordinaria.
A nulla valse l’averlo informato che in quelle condizioni l’attività che lui chiamava “ordinaria” era una sfida giornaliera.
Si arrabbiò e esplose con argomenti ricavati dai libri di management sulla qualità totale, sui Kaizen, sulla rana di Chomsky e sulla balanced screcard, citò Dipartimenti, Autorità, Ministeri e varie magistrature e nn volle sentire ragioni, concludendo .
Inoltre, pretese che ogni responsabile predisponesse una relazione articolata con riferimenti al contesto, analisi costi benefici, diagrammi di Gantt e Pert e funzionigramma “esploso” a cui doveva aggiungersi il richiamo agli obiettivi e l’ indicazione dei punti di forza e di debolezza con l’indicazione dimensionale del risultato conseguito, della tendenza al miglioramento, del feedback e dell’outcome
Chi aveva più tempo fece la relazione raccontando ciò che voleva il valutatore, indicando quante apparecchiature telefoniche vi erano nella stanza, quante scrivanie, il numero delle sedie, diviso il numero dei sederi, i metri quadri per il numero delle pratiche, le ore di lavoro diviso il numero delle telefonate ricevute, la distanza tra gli uffici, l’altezza del soffitto, ecc.
Chi invece era impegnato per provvedere alle scadenze fissate “da Roma” non riuscì a produrre la “relazione” e per questa ragione fu privato della valutazione e della retribuzione di risultato.
Qualcuno pensò di fare cosa utile aggiungendo tutto ciò che aveva caratterizzato la sua vita amministrativa, comprese le situazioni problematiche, la risoluzione di controversie e il conseguimento di successi in ambiti imprevisti.
Venne il giorno della resa dei conti e il valutatore lesse le relazioni e interrogò i valutati.
Il primo gli portò la documentazione che provava il recupero di somme che pensavano perdute per sempre. Ma il valutatore, alzando gli occhi dal programma disse: “questo non era previsto, quindi non lo posso valutare”
“Ma per fare tutto ciò ho trascurato l’obiettivo della “customer satisfaction” ribattè il dirigente.
“Pazienza!” Ribattè deciso il valutatore, “sarò costretto a metterle “zero” in questo, senza alcun possibilità di tenere in considerazione l’altro…. è la legge!”
Il secondo affermò di avere garantito il presidio nonostante la carenza di personale, di avere garantito il presidio nelle manifestazioni, anche oltre l’orario di servizio, di avere istruito alcune “pratiche delicate” riguardanti gli abusi edilizi.
“Ma questo fa parte del suo dovere” ribattè il valutatore. “Si tratta di attività ordinaria”. E dopo avere osservato gli obiettivi prescritti attribuì la sufficienza.
Il quarto riportò di avere assistito i cittadini durante una improvvisa emergenza e di averli aiutati a trovare accoglienza e lavoro, di avere partecipato a lunghe riunioni e incontri con persone svantaggiate, predisposto progetti, ma era tutto non misurabile o tremendamente “ordinario”.. .
“Ma per valutare questa cosa mi servono i numeri! Quanti erano? di che età? quanto erano alti? quanto ore ha dedicato alle riunioni? quanti interventi ha fatto? quante pagine di relazione ha prodotto? quante volte è andata a capo? quante virgolette ha usato?” Ribattè il valutatore che indispettito attribuì un punteggio basso.
Il quarto era un funzionario arrivato da un mese con il solo obiettivo di recuperare un’area da destinare a verde pubblico. Purtroppo, durante l’anno, a causa di un’alluvione l’area rimase allagata e il letto delle fiume si modificò lasciando quell’area permanentemente allagata.
“Non mi importa!” tuonò il valutatore. “Io mi attengo ai documenti di programmazione. Lei avrebbe dovuto prevedere l’imprevisto e comunque prestare l’attività prevista anche se le condizioni la rendevano difficile”. E prosegui: “sono obbligato a non valutarla: è la legge!”
Il quinto, avendo capito ogni cosa, disse: “mi sono attenuto scrupolosamente agli obiettivi assegnati. Ecco numeri e tempi dell’inserimento di cento pratiche e dello spostamento di due alberi. Ho descritto il parco, le essenze arboree, il numero delle panchine, i dati sugli anziani che vi passano il tempo, la loro età e la superficie dell’ambra che gli alberi facevano prima che fossero estirpati, ricavando così la nuova superficie di luce. Ho aggiunto il giudizio sui customer che, poiché l’indagine è stata effettuata in un giorno in cui vi erano persone con handicap visivi e auditivi, ho applicato il principi del silenzio assenso e del “chi tace acconsente”, ottenendo un trend di gradimento prossimo a 100”
Stava rischiando di lasciarsi andare nel racconto di attività gravose che aveva messo in atto, utili al territorio e alla popolazione, ma si fermò, temendo di essere giudicato male.
Fu così che il grande valutatore gli attribuì il punteggio massimo.
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