L’ODIATORE COMPOSTO

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C’é un nuovo profilo in rete. Che dilaga in modo preoccupante e invade salotti, social, conferenze, luoghi di lavoro, bar, ecc.. con la velocità di una pandemia, ma senza alcuna possibilità di utilizzare mezzi di contenimento o di protezione.
Lo troviamo appassionato sostenitore di principi e valori universali, ma distratto nella loro applicazione. Non manca di ritenersi un profondo conoscitore delle dinamiche geopolitiche passate, presenti e future e in ragione di ciò, formula giudizi in forma di sentenze e ne osserva la reazione, sanzionando chi non dimostri di condividerle, nella radicata convinzione di essere così abbracciato al “giusto”, da sentirsene inquilino esclusivo.
Nel mondo lavorativo si presenta come un profondo conoscitore di teorie e modelli altisonanti, con riferimenti dotti, la cui efficacia non è messa tema, perchè ciò che conta è sentirsi appartenere al circolo di quelli che si ritrovano a sostenere le stesse cose, come nei circoli parrocchiali di un tempo.
Nel primo tempo appare leale e portatore di pace universale. É nel secondo tempo che si confonde e perde le staffe, fino a usare il ristretto vocabolario delle parole cattive o come gli adolescenti, a ricorrere a insulti sulla personalità dell’interlocutore.
Il primo tempo è la prima impressione che lo porta a manifestarsi pacifista e in armonia con il mondo, fino a commuoversi per eventi e situazioni oggettivamente gravi e violente. Il secondo tempo (ciò che lo mette in crisi) è la richiesta di provare gli stessi sentimenti anche per altre situazioni analoghe che però non rientrano nello spettro delle sue attenzioni, o peggio, che contraddicono il teorema di partenza.
Perché alla base di questo “profilo” c’è sempre un teorema che aiuta a semplificare, come per gli adolescenti, cercando in ogni situazione i “buoni” o i “cattivi”. E così una situazione é giusta sé favorisce la parte dei “buoni” è sbagliata se favorisce la parte dei “cattivi”.
Accade anche nel mondo lavorativo, dove c’è chi considera giusto ciò che è “conveniente” (dove la convenienza non è sempre economica, ma di posizione, di rete, di prospettiva) e “pericoloso” chi non appare allineato.
Nulla di nuovo sotto il sole? Sì, il nuovo “odiatore composto” non si limita a non condividere, ma vive nella paura (come gli adolescenti) verso chi non lo condivide che giunge fino al desiderio di annientamento.
Preferisce chiudersi nei “circoli rassicuranti” in cui si ripetono le stesse litanie e considera una minaccia chi stando fuori riesce a vivere facendo a mano di ciò che per lui è invece vitale.
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