L’imposizione del libero mercato

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Non c’è nulla di più bello della possibilità di sentirsi liberi. E mai come in questi giorni, in cui viviamo tra vincoli e paure, la libertà è avvertita come un valore. Ma bisogna stare attenti dall’uso improprio che si fa del termine “libertà” associata al mito del “mercato”.

Nell’Unione Europea, peraltro nata come diretta derivazione del MEC (Mercato europeo comune), con il Trattato di Maastricht si afferma che l’economia europea deve essere un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

Questa affermazione sarebbe in contrasto con le Costituzioni di alcuni Stati membri, come la Germania che adotta un’economia sociale di mercato, oppure dell’Italia (art. 41 della Costituzione) che in modo analogo afferma che l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Appare subito evidente che la “assoluta libertà di mercato” non sembra un ideale pienamente condivisibile e forse nemmeno possibile. E probabilmente nemmeno sostenuto da chi invoca una “economia di mercato”.

Già l’idea di “mercato” é discutibile e incontra diverse accezioni che vanno da chi vorrebbe che tutto sia convertibile in denaro a chi, invece, intende difendere i valori fondamentali (condizione umana, libertà personale, ecc) dalla freddezza e dal cinismo dello scambio.

Se tutto diventa mercato e si può vendere o scambiare, rischiamo infatti di cedere all’istinto dell’egoismo sfrenato che non si ferma di fronte alla possibilità di possedere, sia le cose che le persone.

Ma anche il termine “libertà” ha bisogno di essere coniugato in termini di civiltà, limitandone l’esercizio se viene espresso senza freni sociali, per affermare il proprio egoismo o per promuovere violenza e prevaricazione.

Dunque, quando si usa l’espressione “libero mercato” si rischia di evocare significati diversi che ciascuno interpreta come vuole e a proprio vantaggio.

Per i piccoli imprenditori, il mercato é libero se consente loro di intraprendere senza limiti, ma nel rispetto della legislazione statale.

Per le grandi imprese la libertà consiste nella possibilità di fare affari senza i vincoli delle legislazioni statali.

Nel nostro Paese, in nome del “libero mercato” e del perseguimento dell’economicità é stato creato il mostro Consip che, accentrando tutti gli appalti, non solo ha “vincolato” la libertà di impresa, favorendo le grandi concentrazioni, ma non ha perseguito nemmeno il fine dell’ economicità, imponendo vincoli burocratici e prodotti scadenti a prezzi elevati. Per non parlare delle vicende giudiziarie in cui é coinvolta, che derivano dalla concentrazione degli appalti milionari.

Adesso, anche per effetto della recente comunicazione della UE, si torna a parlare della direttiva Bolkenstein che vorrebbe “aprire al libero mercato” le concessioni demaniali.

In linea di principio anche questo non sarebbe sbagliato. Ma é necessario allontanarsi dalla teoria e approdare alla realtà: non tutti gli stabilimenti balneari sono “macchine da soldi” in mano a figure come Briatore. Ci sono anche moltissime imprese familiari che riescono a vivere grazie a quell’entrata stagionale che, se applicassimo il principio europeo, dovrebbero farsi da parte, per lasciare la concessione a chi, disponendo di denaro, potrà concorrere e ottenere la concessione.

Viene dunque da chiedersi: chi sono i soggetti che oggi dispongono di denaro, al punto da potere concorrere?

Ebbene, come vediamo già nelle grandi città e nei luoghi turistici, i soggetti che hanno così tanto denaro da potere acquistare tutto (compresi i marchi della nostra tradizione) sono vicini al crimine organizzato, sia italiano che internazionale.

E sono soggetti “liberamente arricchiti” in un mercato parallelo e fuori controllo, dove la “libertà” ha il sapore della prepotenza di alcuni ai danni di altri.

Se davvero intendiamo proteggere la “libertà di mercato”, dovremmo proteggere il “mercato” dal rischio che il crimine compri tutto, grazie alle sue potenzialità che derivano dall’economia sommersa. E ciò é possibile lasciando maggiore libertà alla piccola economia, oggi schiacciata dalla grande distribuzione… in nome del libero mercato.

Il compito dello Stato e degli Stati, é quello di proteggere il sistema economico tenendolo strettamente legato al sistema sociale, evitando che il denaro, comunque sia stato guadagnato possa arrivare a conquistare ogni cosa e proteggendo il valore della iniziativa individuale e familiare, rispetto al mostro delle multinazionali o delle aggregazioni sospettose.

Altrimenti, diciamolo, la libertà di mercato equivale alla “libertà dei mercanti”

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