I grandi eventi della democrazia selettiva

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dietro ai successi dei grandi eventi cresce un’area sempre più povera che non rientra negli interessi di alcun programma politico, né di sinistra, né di destra o altro. Una forma di “democrazia selettiva” che si batte per il benessere di “alcuni”, fà persino il tifo per il loro successo e la loro tenuta e ignora la dimensione collettiva. Che ritiene inopportuno tagliare gli sprechi (perché da soli non risolvono il debito) ma non investe nemmeno un centesimo di quegli sprechi per restituire dignità alla vita degli ultimi. (Basterebbe un mese di pensione d’oro di un solo privilegiato per assicurare un riparo dignitoso e cibo a centinaia di persone; il compenso di un presentatore della tv di Stato, per risolvere il problema in una intera città, il costo di un calciatore per dare dignità e stabilità a famiglie intere, per diversi anni). Ma la questione non si porta e la coscienza é offuscata da grafici, numeri e ragionamenti che spingono verso l’indifferenza e la solitudine: la soluzione dovrà essere affidata a qualche formula economica o a un algoritmo, niente che riguardi la coscienza.
Ormai siamo in pieno “soggettivismo collettivo” condito con argomentazioni colte che ci consentono di non vedere la realtà e di non gradire chi ce la mostra perché ci porterebbe fuori dai nostri “salotti social”, dalle rassicurazioni mediatiche e dalle “teorie economiste”, le stesse che ci guidano verso una visione selettiva della società in cui conta solo ciò che la sostiene.
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