IL VOTO DELLE PERSONE “PER BENE”

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C’era da aspettarselo e chissà cosa dobbiamo prepararci a vedere e sentire. Viene da chiedersi: questo referendum è davvero divisivo?
Certamente i temi non lo sono. Se riduciamo a due le questioni in ballo, infatti, vediamo che sia sulla separazione delle carriere che sulla necessità di fermare il condizionamento delle correnti politicizzate nella magistratura, diversi esponenti autorevoli dell’attuale opposizione, compresi magistrati e giornalisti, hanno dichiarato da tempo di essere d’accordo. Quindi, se la consultazione riguardasse il tema oggetto della consultazione dovrebbe esserci una larghissima maggioranza, anche ben rappresentata, a favore della riforma.
Ma allora, perché si assiste a questo scontro feroce e allo scambio di accuse sempre più pesanti?
La domanda è lecita. Perché si ha la sensazione che, ancora una volta, come ormai accade su ogni singola questione, dalla più banale alla più profonda, ciò che si celebra non è la consultazione democratica sulla conferma di una riforma, così come richiesto dalla Costituzione, ma l’occasione ghiotta di accendere un’altra occasione di scontro, sempre più agguerrita e sempre più aggressiva.
Basta vedere gli argomenti in ballo: molte iperbole, numerosi pregiudizi, abbinamenti logici inammissibili e persino promozione di falsità. E non mancano le affermazioni che, senza alcun pudore o senso civico, gettano discredito ingiustificato, intossicando ogni possibile conversazione.
E si consuma uno strano paradosso:non si vuole che “la politica” interferisca con la magistratura, ma si accetta che la magistratura si presenti apertamente come soggetto politicamente orientato.
È la notte delle istituzioni. E comunque vada, qualunque sia l’esito, rischia di essere l’anticamera di un lungo regolamento di conti, che non giova al Paese. Ma a qualcuno si!
C’è da avere paura. È la sensazione che provo leggendo il tono e i temi dello scontro. Perché, come accade in ogni sistema democratico, la rappresentanza politica può essere modificata ed è espressione della maggioranza, ma pensare di vivere in un Paese in cui la giustizia è amministrata da un sistema “distratto” o persino asservito a logiche di potere che non si fa scrupolo di sottomettere ogni decisione ad altri tornaconti (come ci ha mostrato Palamara), non può farci stare tranquilli.
E ciò che mi allarma di più è che… questa considerazione le hanno sempre portate autorevoli magistrati, giornalisti e politici, raccogliendo il favore di tutti. Ma se vengono affermate oggi (visto che nulla è cambiato riguardo al sistema giudiziario) si rischia di essere etichettati con gli epiteti peggiori.
Un’altra brutta storia che evidenzia il clima in cui viviamo.
Se avessimo la coscienza libera e resistessimo alla tentazione di schierarci, ci accorgeremmo che … qualcuno ha interesse di trasformare un referendum in uno scontro.
Basterebbe questo per comprendere che cosa c’è in gioco, chi sta giocando “sporco”, chi teme gli esiti della consultazione … aggiunto a chi, a corto di argomenti, ha interesse di creare il caos, dove prevale chi urla, chi la spara grossa, chi si agita di più, chi minaccia.
Io sto dalla parte di quelli che si vedono scippati di una occasione per esprimere un voto democratico riguardo a un tema, da sempre combattuto (mi vengono in mente le battaglie del partito radicale). Ma il tema non è a tema.
A ciascuno di noi la capacità di liberarsi dalla maglia che vogliono farci indossare ed esercitare in modo libero e consapevole il diritto di votare.
E a quelli che assegnano patenti di “correttezza” a chi la pensa come loro e giudizi terribili alla parte opposta viene da dire che … la più profonda prova di correttezza consiste nel rispettare l’opinione altrui, senza forzature, prepotenze o menzogne. E che, la pretesa di essere nel giusto fino a giustificare la menzogna, lo scontro e l’annientamento dell’avversario è un atteggiamento tipicamente fascista… anche se a promuoverlo è chi si dichiara antifascista.
Per quanto mi riguarda stimo e apprezzo chi esprime un pensiero diverso dal mio, anche in questa circostanza. Ma non quelli che, in ogni occasione, ci spingono alla lotta, alimentano l’odio e attribuiscono giudizi o etichette.
Siamo seri… e abbassiamo i toni.
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