- Scriva! In allegato al presente documento si riporta un questionario di 35 pagine, predisposto dai nostri esperti per rilevare l’incidenza dell’orario e delle stagioni rispetto alle illegalità che vengono commesse. Si rappresenta l’obbligo che il suddetto questionario venga regolarmente compilato, nel rispetto dei campi, tutti obbligatori, evidenziando che la mancata o incompleta compilazione comporterà l’applicazione della sanzione di euro diecimila. La stessa sanzione si applica anche in caso di risposta tardiva. A tal fine si ricorda che l’intero questionario dovrà essere compilato e inoltrato entro cinque giorni, cioè entro e non oltre il 31 dicembre prossimo”.
- Bene – disse la segretaria, dopo avere messo in ordine il testo dettato – Lo completo, appongo la firma digitale e lo invio subito a tutti.
Quella lettera fu inviata a tutte le pubbliche amministrazioni, alle società controllate e partecipate, agli enti di ogni risma, agli istituti scolastici, ecc. E l’intero ufficio, dopo quel gravoso adempimento, che aveva richiesto l’impiego di cinque dirigenti, dodici funzionari, sei impiegati di concetto e tre ausiliari, tornò alla sua routine quotidiana.
La vita in quelle stanze, ampie e affrescate, rese vivibili da arredamenti nuovi di zecca e moderni impianti di climatizzazione, all’interno di un antico palazzo del centro di Roma, oscillava tra la tranquillità e la frenesia.
Non vi erano questioni complesse, né situazioni da destare preoccupazione o da fare temere per qualche responsabilità. I loro compiti erano di “alta amministrazione” ed erano sganciate da ogni eventuale rischio o sanzione. Quelle, le sanzioni, loro le comminavano agli altri.
Passarono solo cinque giorni, da quella lettera, quando all’ufficio del capo di gabinetto si presentò un funzionario trafelato con in mano una strana missiva, e lo sguardo risentito, in cerca di complicità istituzionale.
- “dottore! Mi scusi, ma qui c’è la lettera di un sindaco che ha voglia di scherzare e intende sottrarsi ai suoi obblighi”.
- “Bene! Peggio per lui!” – Apostrofò automaticamente il dirigente distratto da un caldo cappuccino vicino a un maritozzo con la panna – “Gli manderemo un’ispezione della guardia di finanza così cambierà idea”.
- “Ma certo!” – Sorrise il giovane funzionario – “Pensi che questo fessacchiotto afferma che la circolare non trova applicazione per effetto di una norma adottata proprio qualche giorno fa”.
- “Questi si attaccano a tutto, caro mio. Anche alle norme di legge. Come se noi non potessimo agire o persino aggirarle: noi siamo l’Amministrazione centrale! Gli faremo cambiare idea”.
- “Dice che, per effetto del decreto legge 326 del 28 febbraio la nostra circolare non ha alcun valore”.
- “Ma che dice! Vuole obbligarci a usare le maniere forti? Lo faremo”.
La conversazione avrebbe potuto concludersi come molte altre in quelle stanze, Ma non fu così. Alla preoccupazione di quel primo funzionario si aggiunse l’intervento trafelato di un secondo.
- “buongiorno dottore, mi scusi se irrompo in questo modo, ma ho ricevuto la lettera di un sindaco che…”
- “Si, grazie, ne abbiamo appena discusso” – lo interruppe il capo di Gabinetto.
- “ Se posso, non credo. Mi è stata trasmessa prima che fosse inviata ufficialmente”
Il secondo funzionario sbirciò sul documento del primo e disse:
- “il contenuto é simile, ma non identico. Però entrambi fanno riferimento al decreto legge 326 del 28 febbraio”.
- “Bene! Si sono organizzati per sottrarsi agli adempimenti che noi chiediamo di rispettare, nell’interesse della funzionalità. Ma dove andremo a finire? Vi rendete conto? A una circolare dell’Alto Ministero, invece di rispondere con immediatezza e sottomissione, si permettono di replicare, come dei ribelli”.
- “Mi scusi dottore, ma io ho fatto una ricerca” – insistette il secondo funzionario – “e risulta che quel decreto sia stata realmente adottato”.
- “E allora? Succede ogni giorno che un decreto viene adottato! E i decreti li scriviamo noi.
- “Si. Ma all’articolo 27, comma 5, lettera bb) c’è scritto che, ai fini dell’adozione delle disposizioni del decreto, viene abrogata la legge 901 del 2021”.
Nella stanza piombò un silenzio dettato dalla incredulità
Quella legge a cui tutti loro facevano riferimento giornaliero, era l’atto che aveva istituito il Ministero per la suprema amministrazione. Un organismo al di sopra di tutto e tutti a cui si affidava il compito di contrastare il mancato funzionamento delle pubbliche amministrazioni.
Quella legge era il loro atto di nascita che aveva consentito l’istituzione di uffici, ruoli, posti di funzione e da questo, sedi prestigiose e altro ancora che faceva parte della loro vita ordinaria.
- “c’è sicuramente un errore! Fammi vedere meglio – affermò il capo di gabinetto con autorità.
Tutti in modo compulsivo rilessero più volte quel passaggio che si ostinava a rimanere invariato sotto lo sguardo imperioso di ciascuno. Finché il più lato funzionario disse:
- “chiamate l’ufficio legislativo del ministero che ha proposto il decreto. C’è sicuramente un errore!”
Il funzionario, mosso da solerzia burocratica, si affrettò a chiamare quel Ministero. Ma non ebbe fortuna. Gli uffici erano impegnati nei festeggiamenti del compleanno del loro nuovo capo, il commendatore Pasquali, che celebrava il suo sessantesimo compleanno e in contemporanea il quarantesimo di ininterrotto servizio come servitore dello Stato.
Il giorno dopo sarebbe stato una data utili per riprendere le attività, ma era proprio il giorno in cui andava in pensione il sig. Bianchetti, un signore d’altri tempi, entrato come applicato di segreteria e poi divenuto capo archivio. Sempre attento e puntuale. È sempre accompagnato dalle sue mezze maniche nere, da vero archivista.
E così, dopo le festività seguenti e il ponte, necessario per il riposo e il ristoro, qualcuno rispose al telefono per accogliere quella insolita richiesta.
- sono il dott. Fischietti del Ministero della suprema amministrazione. Le telefono perché, da un esame risulterebbe che la Gazzetta Ufficiale riporti un provvedimento legislativo adottato dal vostro dicastero che, certamente contiene un refuso, in quanto, nell’elenco delle norme abrogate, che sopprimono scuole, ospedali, tribunali, per contenere la spesa pubblica, riporta per errore anche la legge 901 del 2022 che nel suo unico articolo istituisce il nostro Ministero.
- Bene. Ne vuole una copia?
- No. Mi spiego meglio. Io ho già la copia. Ma sicuramente c’è un refuso.
- Mi dispiace. Vuole che gliene mando una corretta e senza refuso?
- Ma no! Le telefono per comunicare che in quel testo c’è un errore. Qualcuno ha richiamato, tra le altre, la legge 901 del 2022. E così, ripeto, per errore, ha soppresso anche il Supremo Ministero per l’alta amministrazione. Capisco le esigenze che richiedono la chiusura di altre istituzioni, ma certamente no il Supremo ministero.
- Ho capito
- Serve immediatamente una rettifica per correggere l’errore.
- Ho capito
- Deve essere informato subito l’ufficio competente
- Ho capito
- Ha capito?
- Ho capito.
- Le chiedo di fissarmi un appuntamento urgente con il capo ufficio legislativo
- Ho capito
- Va bene già per questa mattina?
- Per me va bene, ma che cosa?
- Mi può fissare l’appuntamento?
Passò un secondo e la voce disse: “c’é un signore che dice di avere un problema”
E dalla parte opposta della stanza risposero: “digli di aprire un ticket e comunque provi a spegnere e riavviare”
- Scusi – riprese la voce- ha provato a riavviare?
- Ma che dice?
- E allora le conviene aprire un ticket.
La conversazione si troncò per la disperazione del primo interlocutore che decise di provare a risolvere la questione di persona.
E così, il dott. Fischetti, vice direttore generale aggiunto e ad esaurimento (era questa l’esatta denominazione del suo profilo) si recò dal capo per prendere eventuali nuovi ordini e si avviò risoluto presso il Ministero della semplificazione. Era quello il dicastero che aveva proposto il provvedimento che conteneva quel grave errore.
Il Ministero si trovava a pochi passi, in pieno centro storico, nel rispetto della prassi consolidata per cui gli uffici centrali debbono essere ospitati in palazzi antichi del centro, i cui costi di affitto e manutenzione erano superiori di quelli che si spendevano per un ospedale di provincia. Ma si sa: noblesse oblige!
Giocando un po’ d’autorità, un po’ per il timore che quell’errore potesse comportare danni irreparabili, Fischetti si trovò di fronte all’Ingegnere Casotti, direttore generale e ideatore di tutte le riforme sulla semplificazione, compresa quella che aveva ridotto le file alle toilette femminili ideando un app dal nome “io vado”. E ne andava fiero perchè si riducevano i tempi di attesa e si assicurava la fornitura di un servizio primario. C’era solo da informatizzare tutti i bagni pubblici del Paese. Ma per quello erano stati già individuati 800 milioni di euro, originariamente destinati alle scuole elementari delle periferie, dove c’era ancora gente che si ostinava ad abitare, nonostante non fosse “una scelta virtuosa” e “coerente con le politiche nazionali di semplificazione”
(Continua)