STIAMO ATTENTI A “PARTEGGIARE”.

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É uno sport a cui non sappiamo sottrarci. Ed é anche la nostra natura che ci spinge a essere Guelfi o Ghibellini. E se necessario Guelfi bianchi o neri. Ma in questa circostanza non ha alcun senso sentirsi dalla parte di Biden o di quella di Trump.
Perché non si tratta di essere “di destra” o “di sinistra”, democratici o repubblicani, ma di accorgersi, come hanno fatto moltissimi americani, anche quelli inizialmente schierati con Trump, che il gioco delle parti deve riconoscere dei limiti civili invalicabili.
In fondo alle posizioni, alle parti, alle contese, ci deve essere un bagaglio di ciò che vale per tutti allo stesso modo. Di ciò a cui non si può rinunciare e la cui violazione compromette i valori su cui si fonda la nostra vita quotidiana.
Non ha senso parteggiare per uno o per l’altro, come se fossimo alla partita di pallone.
Per restare nell’esempio, é come se una squadra che perde la partita, scende in campo con i picchiatori e smonta le porte. Non è più il gioco a cui stavamo assistendo.
Qui si tratta di scandalizzarsi per la deriva personalistica e prepotente che ha preso la vicenda, per la quale, mi auguro, non vi siano dubbi.
Anche se si dovesse riconoscere qualche “forzatura” nello spoglio delle elezioni, non dimentichiamo con quali meccanismi il precedente é stato eletto.
Qui si tratta di prendere le distanze dal “gioco sporco”.
Ed é un buon esercizio per noi italiani perché dovremmo cominciare a saperci accorgere, anche da noi, e sapere distinguere tra chi gioca, anche duro, ma entro i limiti democratici e chi gioca “sporco”.
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