VIVERE DI PROBLEMI

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Sono sempre più numerose le persone che si esprimono con le “avversative”, che prendono le distanze da ogni affermazione, che fanno un uso parsimonioso del “sì”, preferendo sempre il “no”, meno impegnativo e più facile da ritrattare.
E sono sempre più numerosi i promotori di questioni problematiche, in qualunque settore.
Si riconoscono perchè, su ogni argomento hanno motivazioni profonde che rimandano ad altre questioni che possono ricondurre ad argomenti lontani, e così via. E hanno sempre una buona ragione per non aderire completamente a qualcosa, fino a sorprendersi e sospettare se qualcuno manifesta una passione.
Ci sono persone che hanno bisogno di problemi, non per volerli risolvere, ma per indossarli, come si fa con un abito su misura. Se ne identificano, li studiano, li approfondiscono e li portano in giro il più a lungo possibile, quasi temendo che possano trovare soluzione.
Ricordo quella volta che uno di questi mi disse: “dottore ho un problema!” e gli risposi: “bravo! fattelo durare per un po’, altrimenti ne cercherai un altro.
Ci sono quelli che oltre ai problemi portano in giro anche le soluzioni che solitamente sono banali o irrealizzabili.
Tanti anni fa mi trovai a dirigere un COM in Valtellina durante l’emergenza dell’allagamento della Val Pola. Ricordo che si presentò un tizio che volle essere riceduto perché aveva trovato la soluzione: portare centinaia di elefanti per fare svuotare la valle, aspirando l’acqua con le proboscidi.
Cercare solo e sempre problemi o trovare soluzioni banali sono entrambi modi per non entrare nella realtà e non affrontarla in modo serio e responsabile.
C’è bisogno di persone che sappiamo individuare problemi, ma che trovino la passione e l’impegno per risolverli, senza proporre soluzioni banali e possibilmente sapendo ascoltare.
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