L’INGLESE NON È UNA LINGUA.

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È la degenerazione del tedesco e deriva dall’esigenza di trovare una modalità espressiva tra le lingue degli ecclestastici (il latino) degli intellettuali (tedesco) e dei nobili (francese). Cit. Galimberti
Eccessi a parte è vero che la lingua inglese manca di anima, non conosce l’astratto e l’impersonale e non consente di esprimere ciò che è immateriale.
Per dire “nessuno” ha bisogno di dire “nessun corpo” (nobody), e figlia di una logica binaria elementare e banale (ness o less) con chi esprime concetti semplici, ma in modo superficiale.
Non c’è alcun modo di esprimere pensieri impersonali se non riferendoli a soggetti specifici o alla gente (people).
Non è una carenza di poco conto.
Ed è per questo che alla cultura “manageriale” manca il senso del valore che non sia concreto, del pensiero che non sia finalizzato a un risultato tangible e di tutto ciò che è “inutile”… come l’amore, la serenità, la passione, le emozioni se non solo negli effetti concreti che producono.
Non c’è da sorprendersi che sia così diffusa e lo sia a tutti i livelli.
Dovremmo stare attenti a migrare con leggerezza dalla nostra lingua verso l’inglese. Forse ci assicura “modernità”, ma ci costringe a privarci di un patrimonio prezioso… il pensiero e il ragionamento che non sia solo finalizzato alla “concretezza” e al “tangibile”, ma a ciò che è profondo, non tangibile e per questo … “inutile”
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