LA COMPLESSITÀ DELLA BUROCRAZIA “MODERNA” E DISUMANA

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Ormai siamo famosi in tutto il mondo per essere il Paese in cui non si riesce a ottenere nulla senza il passaggio obbligatorio delle Forse Caudine dei cavilli burocratici..
Ma quando si evoca la burocrazia non si immaginino vecchi impiegati polverosi alle prese con carte bollate. Vale la pena, invece, di sfatare il mito della pubblica amministrazione lenta, oziosa e difensiva.
Forse non tutti sanno che le pubbliche amministrazioni sono all’avanguardia e (al netto di qualche eccezione personale) sono riuscita in pochi anni a passare dalle macchinose lentezze delle pratiche di un tempo, allo Smart working, assicurando servizi e presidi.
Non si può dire altrettanto del sistema privato.
Basta riferirsi alle banche che, anche in epoca di Smart working, chiedono la presenza in sede per formare documenti, usano ancora il fax, non riconoscono valore alla firma digitale ed evitano la pec come se fosse sintomo il demonio.
Ciò che era “antico” ha dimostrato di sapersi innovare, ma si trova bloccato a causa di una “nuova burocrazia”, più lenta e inesorabile della precedente. É più spiegata perché non permette alcun dialogo: la burocrazia informatica.
Quella antica poteva apparire buffa e goffa, ma consentiva margini di soluzione con il dialogo, perché era caratterizzata da persone legate alle carte e alle procedure, ma disposte a usare la logica o comunque “esposte” alla possibilità di intervenire.
Quella moderna invece é anonima e lontana. Non consente alcun contatto e si caratterizza per la prescrizione di adempimenti “elementari” (come la mente di chi li ha concepiti).
La nostra “innovazione” quindi consiste nella sostituzione della relazioni e umana, anche telefonica con il dialogo procedurale con macchine e sistemi nei quali “qualcuno” con presunzione e supponenza ha inserito le domande possibili e le risposte.
Non vi è possibilità di prevedere ciò che non sia già stato previsto. E tutto ciò che accade nella vita reale, ma non è stato previsto, non ha alcun valore.
Ogni problema diverso la quello considerato nel sistema è un “problema personale” per il quale non esiste alcuna soluzione, se non quella di piegarsi al sistema.
Se la realtà non è stata considerata in modo attento o le condizioni non sono state previste, pazienza!
E la chiamano “innovazione”. Anzi, per evitare accuse ingenerose si autodefiniscono “Smart” o “intelligenti”, ma é solo il modo per precisare che non è consentito l’uso di un’altra intelligenza, quella vera e umana.
É in questa direzione che stiamo precipitando, la cui cifra distintiva é la riduzione al minimo dell’intervento umano e la completa sfiducia nell’autonomia delle scelte individuali o persino nelle proposte.
E lo stiamo facendo allegramente e nella convinzione che sia il futuro a cui dobbiamo essere destinati.
Prima che sia troppo tardi, usiamo l’intelligenza, quella vera
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