PERCHÉ LA RAGGI NON DOVREBBE?

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Non sono più un “cives romanus”, quindi non voto nella “capitale” e non sono mosso da alcuna “appartenenza politica” e davvero non capisco le critiche, anche accese, per la decisione di Virginia Raggi di volersi ricandidare a Sindaco di Roma, utilizzando la facoltà che la legge prevede, di provare per un secondo mandato.
È dunque una decisione che rispetta pienamente la prescrizione normativa.
L’obiezione collettiva nasce dal fatto che tale decisione è in contrasto con uno dei principi che i “grillini” si erano dati, proprio per evitare che la “politica” diventasse una “professione”.
È vero. E quel principio, insieme a tanti altri (diciamoci la verità) è il segnale dell’improvvisazione del M5S e delle pretese velleitarie (non sempre rispettose del buon senso) che hanno caratterizzato quel movimento, sempre più lontano dalle radici e dalle speranze dei primi tempi e sempre più vicino a un partito tradizionale.
E non vedo quale problema ci sia se, dopo avere maturato esperienza si accorgano che non tutte le pretese originarie erano fondate o sostenibili.
Certamente, ciò che conta è che i loro principi e le loro decisioni non siano in contrasto con le norme di legge.
Si registra invece (e di questo dovremmo allarmarci) la pretesa che “loro” rispettino quel principio del divieto del terzo mandato (che nessuna legge prescrive) mentre si archiviano con leggerezza gravi reati di altri, anche con appropriazioni milionarie.
Davvero non so come Virginia Raggi abbia governato la città (ma da quello che ricordo Roma non era messa così bene) e da persona che crede nella democrazia, ritengo giusto che provi a ricandidarsi, come avrebbe fatto (e fa) chiunque, mettendosi alla prova davanti all’elettorato cittadino, come è giusto che sia.
Non capisco quale modello di democrazia propongono quelli che vorrebbero impedire ai propri avversari di competere o persino di esistere o come si usa dire, di “asfaltarli”.
Se si ritiene che Virginia Raggi non abbia saputo governare e non meriti di ritornare in Campidoglio, c’è un modo semplice e democratico per evitare che ciò accada: trovare un candidato credibile e riuscire a ottenere i voti per eleggerlo.
Non sarebbe male riscoprire, oltre al pettegolezzo o all’uso indebito della giustizia e persino dell’ANAC (non dimentichiamo che anche quell’autorità le andò contro per poi riconoscere di avere ecceduto) che la democrazia vive di confronto civile e di consenso.
P.S. Stiamo attenti al pericolo di un nuovo “moralismo peloso” per il quale chi avverte il valore di principi etici ne é obbligato e su questi giudicato, mentre chi non si fa scrupoli e non ha valori di riferimento fa come gli pare e gli é consentito tutto.
Hanno fatto male i “grillini” a darsi regole “non sostenibili” e a esprimere pregiudizi verso tutto il sistema, senza averne conoscenza, sovrapponendo la “morale” alla democrazia.
Ma commette lo stesso errore chi, invece di registrare il loro “atterraggio” alla realtà amministrativa e politica, si veste da moralista nei loro confronti.
Non sarebbe male se attribuissimo valore alle norme di legge, piuttosto che alla “morale” dettata dalla posizione ideologica o di partito.
E… di fronte alla legge, senza la protezione dei partiti, dovremmo accorgerci di violazioni etiche ben più gravi di un semplice principio interno.
Lasciamo che sia la democrazia a decidere chi deve governarci. E lasciamo che ciò avvenga in libertà e correttezza.
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