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Siamo tutti cresciuti con le storie nelle quali il bene prevaleva sul male, i cattivi avevano sempre torto e il lieto fine sarebbe arrivato, bastava aspettarlo. E i cattivi erano subito riconoscibili, avevano lo stesso sguardo truce, gli occhi malvagi e magari vestiti allo stesso modo. Diversi dai buoni che avevano il vantaggio di essere sostenuti dal “senso comune”, dalle intenzioni sane e dalla buona sorte. C’era sempre un eroe buono a cui tutti affidavano le speranze che trovava sostegno fino all’affermazione del bene.
Adesso qualcosa non torna più. La cattiveria va di moda. Nessuno se ne vergogna. Al contrario c’è chi si vanta di riuscire a essere spietato e non sentire la voce della coscienza. C’è chi si sente migliore per essere capace di fare del male, di fare violenza o più semplicemente di danneggiare gli altri.
E la gente sembra attratta da questi personaggi che vogliono “asfaltare” gli avversari o li minacciano, li aggrediscono o più semplicemente li ostracizzano magari ricorrendo a false accuse che nessuno avrà mai voglia di verificare.
Il bene non è sparito ed è ancora la speranza di molti. Ma la cattiveria sa organizzarsi, si allea senza problemi di colore o appartenenza e non si fa scrupoli di ricorrere a qualunque mezzo.
Chi vuole difendere i valori buoni può essere attrezzato, ma ha il limite di non volere andare contro la propria coscienza. A differenza dei malvagi non ricorrerà alle menzogne o alle calunnie e ancor meno alla violenza gratuita.
Questo che dovrebbe essere un riconoscimento di coerenza viene invece presentato come una debolezza e un limite.
E non trascuriamo il fatto che chi si muove per la difesa del “bene” lo fa per valori comuni, mentre i malvagi hanno solo obiettivi personali o di clan, quindi motivazioni forti e dirette, dal beneficio immediato e concreto.
I primi non trovano grandi sostenitori, i secondi più facilmente trovano alleati e sostegno.
È questo il “terreno di gioco” di ogni nostra partita personale, politica, sociale.
Ci rimane solo di scegliere in quale parte vogliamo giocare: in una si vince più facilmente e si può giocare sporco; nell’altra il percorso è più difficile, si incontrano ostacoli e solitudini, ma la posta in gioco è autentica e se se ne avverte il valore, ne vale la pena.
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